CUPOLA

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L’impatto estetico dell’Italia, con le sue architetture armoniche e monumentali, impressiona da sempre i turisti stranieri, ancor più se dotati di uno spirito sensibile alla bellezza. Davanti a tanta magnificenza, la sindrome di Stendhal potrebbe colpire chiunque indistintamente! Lo stesso scrittore francese ne descrisse i sintomi comparsi in seguito alla visita di Santa Croce a Firenze e, nelle sue Passeggiate romane, si rivolse così ai suoi lettori: “non appena si decide d’intraprendere il viaggio per Roma, bisognerebbe imporsi la regola di andare al museo un giorno sì e uno no; si abituerebbe l’animo alla sensazione del bello”. Queste, invece, le sue parole sulla cupola del Pantheon: “Io credo che l’immensa volta sospesa, senza appoggio apparente, faccia paura agli ingenui, i quali, poi, appena rassicurati, si dicono: «È stato dunque per farmi piacere, che si sono presi la pena di darmi una sensazione così forte!». La bellezza dell’Italia è davvero un colpo al cuore!

La cupola del Pantheon, con i suoi 43 metri di diametro, è la seconda più grande al mondo fra quelle in muratura, preceduta da quella di Santa Maria del Fiore, progettata da Filippo Brunelleschi (45.5 m di diametro). Proprio il Pantheon, assieme al Duomo e al Battistero di Pisa furono d’ispirazione all’architetto fiorentino che diede vita al più grandioso simbolo della città, inaugurato solennemente da papa Eugenio IV il 25 marzo del 1436. Una struttura così stupefacente da essere elogiata anche dal coevo Leon Battista Alberti, nella prefazione del suo De Pictura (1435):

“Struttura sì grande, erta sopra e’ cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani, fatta sanza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname, quale artificio certo, se io ben iudico, come a questi tempi era incredibile potersi, così forse appresso gli antichi fu non saputo né conosciuto”.

Restando in tema di citazioni d’autore, la celebre cupola fiorentina si staglia anche tra le pagine dello statunitense Mark Twain che, nella sua Autobiografia (1904), scrisse: “Lontano nella valle giaceva Firenze, rosa, grigia e bruna, con l’antica enorme cupola della cattedrale dominante nel mezzo come un pallone frenato e affiancata a destra dal bulbo più piccolo della cappella dei Medici e a sinistra dall’aerea torre di Palazzo Vecchio; tutto in giro all’orizzonte una frangia di marosi di alte colline azzurrine, cosparse di innumerevoli ville bianche come neve. Dopo nove mesi di familiarità con questo panorama, io penso ancora, come al principio, che questa è l’immagine più bella del pianeta, la più incantevole a guardarsi, quella che più appaga gli occhi e lo spirito”.

Proprio grazie all’osservazione dell’imponente cupola di Santa Maria del Fiore, si dice che Michelangelo abbia ideato quella di San Pietro, pronunciando le parole “vado a Roma a far la tua sorella, di te più grande sì, ma non più bella”; in realtà, realizzò una struttura più grande di quella del Brunelleschi solo in altezza ma non per diametro (inferiore di circa 5 metri), che poi i romani hanno iniziato a chiamare affettuosamente Er Cupolone.

Dopo questo viaggio alle radici dell’architettura italiana, andiamo alle radici della parola cupola, che è un diminutivo del termine latino cupa “botte, coppa, tazza”. La cupola è, per l’appunto, un tipo di volta a pianta circolare, poligonale o ellittica, la cui forma geometrica è assimilabile ad una semisfera. Il suo corrispettivo in inglese è dome e in francese dôme, perché nel Medioevo le principali costruzioni dotate di cupole erano i duomi, parola che divenne sinonimo di cupola.

Viaggiando nel tempo e nello spazio, troviamo cupole a oriente e ad occidente, che spesso sovrastano grandi edifici di culto pensati per ospitare tantissime persone chiamate ad ammirare il “cielo” che queste strutture rievocano. Ognuna ha una sua storia e sarebbe impossibile elencarle tutte, ma possiamo concludere con una delle cupole costruite più di recente, ossia la cupola in acciaio e vetro del Reichstag di Berlino, realizzata dall’architetto Norman Foster nel 1999. Si tratta di un simbolo di rinascita associato alla sede del Parlamento, tornato in funzione dopo un secolo di storia difficilissimo. A volte, vedere le cose dall’alto le rende più chiare.

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