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title: Canto, per chi mi ascolterà!
description: La storia della parola canzone è una storia che ha accompagnato e seguito gli sviluppi e le vicende della lingua poetica italiana.
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# [Canto, per chi mi ascolterà!](https://blog.dante.global/canto-per-chi-mi-ascolterà)

 Scritto da [A cura di Lucilla Pizzoli](https://blog.dante.global/author/lucilla-pizzoli) | 10-mar-2022 9.15.00

La storia della parola *canzone* è una storia che ha accompagnato e seguito gli sviluppi e le vicende della lingua poetica italiana, dalle origini fino all’ultimo Sanremo... e perché no, potremmo vederne delle belle anche all’Eurovision di Torino! Dal latino *cantione(m)* (derivato di *cantus*) è la più antica forma metrica della poesia italiana, derivata dalla *cansò* provenzale, e in origine accompagnata dalla musica. Anticamente, con *canzone* si intendeva quindi una poesia in *strofe*, che avevano determinati schemi ritmici e strutture sillabiche. Dante, ad esempio, nel *De Vulgari Eloquentia (II VIII 5)* scrive che “ll termine *canzone* si riferisce alla composizione di parole armonizzate con arte e non alla musica: chi infatti compone le parole, chiama la sua opera poetica *canzone*, chi compone la musica definisce la modulazione* sonus*, vel *tonus*, vel *nota*, vel *melos*”. Proprio per questo, in inglese esiste addirittura il termine *canzone* (diverso da *song*), per indicare proprio “la poesia italiana/provenzale”.

In passato la *canzone* poteva narrare anche le gesta di un eroe, che i *cantastorie* diffondevano per intrattenere e informare, condizionando l'opinione pubblica. Nascevano, così, racconti leggendari attorno a un personaggio; pensiamo ad esempio alla celebre *Chanson de Roland*. Poema dell’XI secolo e caposaldo della letteratura medievale francese, la *Canzone di Orlando* narra, in versi, le imprese del nipote di Carlo Magno contro gli arabi di Spagna. Così come le parole dei giullari potevano consacrare un personaggio alla gloria eterna, avevano però anche la possibilità di smitizzarlo o calunniarlo. Ed è proprio da questo significato deriva l'attuale termine *canzonare* ossia “deridere”.

Ma cos’è quella cosa che non manca mai, né nelle canzoni di oggi, né in quelle di ieri? Facile: il *ritornello!* Ossia “i versi che si ripetono alla fine delle strofe”, che *ri-tornano*. In senso figurato (e spregiativo), possiamo anche usare questo vocabolo per indicare un “discorso ripetuto troppe volte”, così come facciamo con le espressioni *la solita canzone*, cioè “riprendere un discorso già affrontato fino alla noia”; la “stessa solfa” o “la stessa musica”.* È tutta un’altra musica*, invece, indica che siamo di fronte ad “una cosa completamente diversa” rispetto a quella precedente e che, forse, ci piace anche di più. Non vi pare?!

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