Canto, per chi mi ascolterà!

La storia della parola canzone è una storia che ha accompagnato e seguito gli sviluppi e le vicende della lingua poetica italiana, dalle origini fino all’ultimo Sanremo... e perché no, potremmo vederne delle belle anche all’Eurovision di Torino! Dal latino cantione(m) (derivato di cantus) è la più antica forma metrica della poesia italiana, derivata dalla cansò provenzale, e in origine accompagnata dalla musica. Anticamente, con canzone si intendeva quindi una poesia in strofe, che avevano determinati schemi ritmici e strutture sillabiche. Dante, ad esempio, nel De Vulgari Eloquentia (II VIII 5) scrive che “ll termine canzone si riferisce alla composizione di parole armonizzate con arte e non alla musica: chi infatti compone le parole, chiama la sua opera poetica canzone, chi compone la musica definisce la modulazione sonus, vel tonus, vel nota, vel melos”. Proprio per questo, in inglese esiste addirittura il termine canzone (diverso da song), per indicare proprio “la poesia italiana/provenzale”.

In passato la canzone poteva narrare anche le gesta di un eroe, che i cantastorie diffondevano per intrattenere e informare, condizionando l'opinione pubblica. Nascevano, così, racconti leggendari attorno a un personaggio; pensiamo ad esempio alla celebre Chanson de Roland. Poema dell’XI secolo e caposaldo della letteratura medievale francese, la Canzone di Orlando narra, in versi, le imprese del nipote di Carlo Magno contro gli arabi di Spagna. Così come le parole dei giullari potevano consacrare un personaggio alla gloria eterna, avevano però anche la possibilità di smitizzarlo o calunniarlo. Ed è proprio da questo significato deriva l'attuale termine canzonare ossia “deridere”.

Ma cos’è quella cosa che non manca mai, né nelle canzoni di oggi, né in quelle di ieri? Facile: il ritornello! Ossia “i versi che si ripetono alla fine delle strofe”, che ri-tornano. In senso figurato (e spregiativo), possiamo anche usare questo vocabolo per indicare un “discorso ripetuto troppe volte”, così come facciamo con le espressioni la solita canzone, cioè “riprendere un discorso già affrontato fino alla noia”; la “stessa solfa” o “la stessa musica”. È tutta un’altra musica, invece, indica che siamo di fronte ad “una cosa completamente diversa” rispetto a quella precedente e che, forse, ci piace anche di più. Non vi pare?!

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