Che belva si sente?

Sappiamo bene quanto il mondo naturale popoli la nostra lingua nei modi di dire, paragonando le proverbiali abitudini delle varie specie animale alle caratteristiche e alle attitudini delle persone. Se, ad esempio, un medico vi definisce sani come pesci, allora siete “in salute”. Sembra, infatti, che nell’antichità i pesci fossero considerati immuni dalle malattie; se invece una persona vi chiederà di custodire gelosamente un segreto, dovrete essere muti come un pesce. Anche i difetti e le qualità dei rettili possono essere associati agli esseri umani: chi è considerato una vipera o una serpe è “maligno”, mentre chi è “lento” è paragonato ad una tartaruga e chi “ama stare al sole” può essere scherzosamente comparato ad una lucertola.

Queste espressioni sono tantissime e molto usate nella quotidianità, spaziando nella vasta biodiversità della nostra fauna. Giusto per fare qualche altro esempio, attingendo al mondo dei volatili, abbiamo: essere un allocco “credulone”, una chioccia “mamma apprensiva”, un pavone “vanesio”, un’oca o civetta “persona sciocca e provocante”, un avvoltoio “avido”. Mentre, passando ai mammiferi, l’espressione essere un lupo solitario indica “chi ama stare da solo”, essere una gatta morta descrive una persona “celatamente seduttiva” e chi è uno sciacallo si dimostra un “approfittatore senza scrupoli”. Neanche gli insetti sono risparmiati, pensiamo infatti a espressioni come essere un grillo, ossia “sveglio e scattante”, o una mosca tse-tse “fastidioso e petulante”. Quante volte ci avranno rivolto una frase del genere?!
Ricordiamoci anche che alcuni grandi autori della letteratura italiana si sono divertiti a giocare, nei loro versi, con i paragoni tra le persone e il mondo animale. Eugenio Montale (1895-1981), ad esempio, ne ha fatto uso nelle poesie dedicate alla moglie, Drusilla Tanzi, che lui stesso soprannominava mosca per via della sua forte miopia e della conseguente necessità di portare occhiali con spesse lenti. Così scrisse il poeta:
Non ho mai capito se io fossi
il tuo cane fedele e incimurrito o tu lo fossi per me.
Per gli altri no, eri un insetto miope
smarrito nel blabla
dell'alta società. Erano ingenui
quei furbi e non sapevano
di essere loro il tuo zimbello:
di essere visti anche al buio e smascherati
dal tuo senso infallibile, dal tuo
radar di pipistrello.
(Eugenio Montale, Satura)

Un altro scrittore che ha abbondato di questo tipo di paragoni è Umberto Saba che, nella sua A mia moglie, ha comparato la moglie Lina alle femmine di sette animali: la pettoruta e superba pollastra, una gravida giovenca, una lunga cagna, la pavida coniglia, la rondine che torna a primavera, la provvida formica, la pecchia (ape). Lo ha fatto perché, come possiamo leggere nel testo, “questi sereni animali avvicinano a Dio”, ma soprattutto perché la ritrovava in loro “e in nessun’altra donna”. Che originalissima dichiarazione d’amore, non trovate?!

Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa[…]
Tu sei come una gravida
giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
[…]
Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore[…]

Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l'angusta
gabbia ritta al vederti
s'alza,
[…]

Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
[…]
Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l'accompagna.
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun'altra donna.
(Umberto Saba, Il Canzoniere)

Terminiamo il nostro bestiario animalesco citando l’attualissima domanda che la giornalista Francesca Fagnani è solita porgere ai suoi ospiti durante le sue celebri interviste nel programma Belve, in onda su Otto dal 2018 e poi su Rai2 dal 2021: “Che belva si sente?”. Questa domanda, popolare per la sua scomodità e irriverenza, non solo ha permesso di svelare il lato trasgressivo di alcuni personaggi pubblici, ma – grazie alla parola belva – ci conduce ancora una volta all’antico paragone tra l’uomo e il mondo animale. Questa volta si tratta di una rappresentazione feroce e istintiva, che nulla ha a che fare con i miti animali, emblema della Creazione, di cui parla Saba. Il termine belva deriva infatti dal latino BELUA “bestia feroce” e, se usato per descrivere le persone, indica esseri umani “crudeli e violenti”. A proposito, fa riflettere la risposta della cantante Anna Oxa a questa provocazione: “se dovessi pensare ad una belva che denigra e distrugge, allora l’essere umano”. E voi, che belva vi sentite?

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