I libri della settimana: Salvati, Arcangeli, Bettini

La redazione della Dante consiglia una selezione tra narrativa e saggistica di autori italiani o testi originali in lingua italiana.

Schermata 2022-06-21 alle 10.49.35La compagnia dei libri
di Antonio Salvati
Jaca Book
264 pagine, 25 euro

Questo volume invita a riflettere sul ruolo dei libri e della lettura in molti momenti della storia dell'uomo. Nella sua introduzione al libro, il prof. Andrea Riccardi si sofferma sulla funzione della lettura per agevolare la presa di coscienza sul mondo, utile a riconsiderare miti quali "historia magistra vitae". Un estratto dell'introduzione è uscito domenica 12 giugno su Avvenire. Seguono alcuni passaggi:
«Questo volume di Antonio Salvati vuole offrire un suggerimento importante per vivere il nostro presente, così invaso dai media e dai social. Propone, infatti, in tempi di comunicazione veloce e immediata, di ritrovare il tempo della lettura come elemento di forza – e potremmo dire di “ancoraggio” – in una società che si trova a vivere in una nuova dimensione: quella che Zygmunt Bauman definiva di “modernità liquida”...». La cultura, sottolinea il prof. Riccardi citando Stefan Zweig, è «il vero antidoto alla barbarie» e il libro è un modo per «apprezzare il miracolo che si rinnova ogni volta che ne apriamo uno». In questo saggio del 1931 si ponevano questioni che si sarebbero poi legate al nostro presente, al rapporto con la tecnologia che stava emergendo e al libro come elemento imprescindibile della civilizzazione e dell'umanesimo.

Nella sua introduzione, il prof. Riccardi richiama anche «l’importanza della storia che costituisce, in molti sensi, un’indicazione costante nel volume, quanto mai necessaria. Rimando alla lettura del capitolo La storia ci aiuta, di cui sottolineo innanzi tutto la bella citazione di Umberto Eco, che scrive al nipote, spingendolo verso lo studio della storia: "ti sentirai come se avessi vissuto molte vite". La storia infatti porta il peso delle eredità di lungo periodo che la segnano in modo spesso sotterraneo ma profondo.»



Schermata 2022-06-15 alle 16.14.06Arrigo

Un mercante nella Roma del Trecento
di Massimo Arcangeli
Bollati Boringhieri
20 euro, 240 pagine

Arrigo è una particolarissima guida al Medioevo romano, fatta di libri e di parole, di quartieri e di mestieri e di qualsiasi altra cosa potesse comporre l’universo di un cittadino romano di quel tempo. È la storia sociale e linguistica di un’epoca in cui il punto di vista del narratore si alterna allo sguardo, ai pensieri, alle parole di un personaggio fittizio che ci appare tuttavia insolitamente reale, quasi un amico di cui veniamo via via a conoscere vita pubblica e vita privata, sogni e ambizioni, affetti e comportamenti. Ma Arrigo è anche una vicenda in cui si intrecciano omicidi misteriosi ed efferati, legati tra loro da enigmi e indovinelli che il lettore è spinto a sciogliere diventando in qualche modo lui stesso, indotto com’è a calarsi nella mentalità del luogo e del periodo, un abitante della Roma medievale...

Massimo Arcangeli insegna Linguistica italiana presso l’Università di Cagliari. Già responsabile scientifico mondiale del Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri (PLIDA), dirige numerosi festival culturali, collabora con la radio e la televisione pubblica, con l’Istituto della Enciclopedia Italiana (Treccani) e con alcuni dei più importanti quotidiani nazionali. Fra i suoi ultimi libri, La lingua scǝma. Contro lo schwa (e altri animali) (2022), Senza parole. Piccolo dizionario per salvare la nostra lingua (2020); L’avventurosa storia della stretta di mano. Dalla Mesopotamia al Covid-19 (2020), Sciacquati la bocca. Parole, gesti e segni dalla pancia degli italiani (2018) e La solitudine del punto esclamativo (2017). Per Bollati Boringhieri ha pubblicato, insieme a Edoardo Boncinelli, Le magnifiche 100. Dizionario delle parole immateriali (2017).


Schermata 2022-06-15 alle 16.14.27Roma, città della parola
di Maurizio Bettini
Einaudi
pp. 424, € 29,00

Nella antica Roma non solo la produzione letteraria, ma anche il diritto, la pratica dello ius, viveva di «parola parlata», tanto che ai caratteri dell’alfabeto essa oppose spesso un’abile resistenza. E che dire del destino, concepito non come una «porzione» di vita (móira), alla maniera dei Greci, ma come una «parola», fatum, pronunziata dall’una o l’altra divinità? Perfino la norma indiscutibile e suprema che regolava il giusto e l’ingiusto, il lecito e l’illecito, ossia il fas, traeva origine da questa sfera: fas est, celebre e solenne locuzione romana, altro non significava se non «è parola che», proprio come molti secoli dopo si dirà «sta scritto che». Anche a Roma, però, la parola è soprattutto un evento sonoro. Come rivela la meravigliosa tessitura di «armonie foniche» che avvolgeva gli enunciati della produzione poetica, religiosa e giuridica di Roma arcaica...

Maurizio Bettini (1947), classicista e scrittore, è Direttore del Centro Antropologia e Mondo Antico dell'Università di Siena. Tra i suoi libri presso Einaudi: Nascere. Storie di donne, donnole, madri ed eroi (1998 e, in una nuova edizione, 2018), Voci. Antropologia sonora del mondo antico (2008), Vertere. Un'antropologia della traduzione nella cultura antica (2012), Il dio elegante. Vertumno e la religione romana (2015), A che servono i Greci e i Romani? (2017), Il Presepio (2018), Homo sum. Essere «umani» nel mondo antico (2019), Roma, città della parola. Oralità Memoria Diritto Religione Poesia (2022) e ha curato Il sapere mitico. Un'antropologia del mondo antico (2021). Per Einaudi dirige la collana «Mythologica»

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