INTERVISTA - Dante e la musica dell'avvenire

La Divina Commedia oltrepassa il tempo generando forme e linguaggi sempre nuovi. Anche Franz Liszt - tra il 1855 e il 1856 - ha reso omaggio al capolavoro dantesco. La sua Sinfonia Dante è un racconto epico attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. In pieno Romanticismo, la musica alza gli occhi al cielo, verso Dio, ritrovando la propria missione profetica nella parola del Sommo Poeta.

Professore, che cosa accomuna il viaggio dantesco alla composizione lisztiana?

Dobbiamo considerare che Liszt, nonostante i suoi frequenti viaggi in Italia, non conoscesse la lingua italiana. Sappiamo per certo che leggeva correntemente il tedesco e il francese e sicuramente il rapporto tra il compositore e l’opera in versi è stato mediato da volgarizzazioni in una o entrambe queste lingue. Tra l’altro, anche Hegel tradusse la Divina Commedia. Il viaggio dantesco affascina molto il Romanticismo che, a parte alcuni piaceri neoclassici, segue una mitologia cristiana incentrata su una tematica escatologica: l’affaccio sull’aldilà. Da questo punto di vista, la riscoperta di Dante rappresenta un riferimento per la nuova scienza demonologica.

Musica e poesia: la prospettiva umanistica di Franz Liszt

Il titolo originale dell’opera di Liszt è Una Sinfonia per la Divina Commedia di Dante. Nella scrittura dantesca, Liszt intercetta il carattere tempestoso, lo sturm della cultura romantica, elaborando una narrazione sonora rapsodica e frammentaria. Liszt affronta la Divina Commedia come un capitolo della nuova scrittura del Romanticismo: il musicista vive la propria genialità come una forma di apostolato, laddove l’arte e la musica contribuiscono, attraverso il rinnovamento delle forme, all’edificazione del popolo e dell’umanità. Una musica umanitaria che contenga in sé anche una predicazione, la rivelazione dell’aldilà.

Liszt e l’autorità – eredità compositiva di Beethoven, uno slancio verso la modernità 

Stando a Nietzsche, nell’Inno alla gioia di Beethoven, il coro è strumento, elemento del dionisiaco e apice organologico dell’orchestra. Nel Paradiso Liszt voleva voci asessuate, bianche, eunuche. Non a caso, nel progetto di messa in scena della Divina Commedia, aveva previsto un contralto nel ruolo di Virgilio. Questo assunto barocco è una suggestione religiosa messa all’interno di un nuovo linguaggio musicale che contiene un programma di alfabetizzazione dei popoli. Liszt vorrebbe essere il nuovo Beethoven, in particolare riprendendone il carattere etico: la nuova musica deve contenere e prospettare il destino ultimo dell’umanità, oltre la sua condizione terrena. Nell’Innoalla gioia Beethoven si pone il problema della beatitudine, se si possa instaurare il paradiso su questa terra. Così Liszt con l’innesto degli alleluia e degli osanna nel Magnificat. Basta osservare il tratto minimale della partitura: i grandi momenti di unisono producono oro, ascendono alla luce monocroma e inossidabile di Dio. È un cammino che si avvicina già alla musica contemporanea. Tra il Paradiso di Liszt e la Lux Aeterna di Ligeti il passo è breve.

Cosa rappresenta Dante per il sogno romantico?

Dante non inventa. Si considera sotto dettatura di Dio, alla pari di un profeta. Egli è il poeta vate, non in senso greco, neoclassico, ma cristiano, religioso. Questo è un principio modernissimo. La modernità nasce dal profetismo. Ed è questa la differenza con il puro lirismo. Non a caso, lo stesso Dante condanna all’Inferno tutta quella poesia che non si confronta con la Divina Commedia: la Vita Nova, il Dolce Stil Novo. Ma anche nel Purgatorio con l’episodio di Casella. Dante ha una missione divina per l’umanità. Questo si ricollega al sogno romantico di Liszt, di una musica dettata dagli angeli. Escatologia e apocalisse, dunque: siamo nella religiosità delle cose ultime. Muore anche il mondo estetico; ci saranno nuove musiche e nuove poesie. Quella di Liszt è la musica di nuovi cieli e nuove terre: il musicista, come l’apostolo Giovanni nell’Apocalisse, prepara la discesa della Gerusalemme celeste sulla terra. Lo fa con un’orchestrazione più che diabolica, da fine del mondo. Nella prima parte, l’Inferno, gli strumenti sono tutti da requiem.

Dante nella musica dell’avvenire…

Quando Liszt vede il Giudizio universale di Michelangelo, ciò che lo colpisce è l’assenza della cornice. È come la musica prima del pentagramma, una scrittura musicale in campo aperto. Liszt prende il concetto di rapsodico, di sinfonismo: shock e suggestione. Pertanto, toglie dogmaticità alla struttura chiara e distinta della Divina Commedia. Se il sogno di Dante è un sogno vigile, controllato, quello di Liszt è onirico, frammentario. Da questo punto di vista, Liszt è peggio di Casella! Dante è come Francesco d’Assisi, estremo. Questo estremismo non può esserci nella musica dell’avvenire in cui prevale il virtuoso, la crisi mistica come pausa dell’erotismo. Bisogna considerare che, negli anni in cui compone la Sinfonia Dante, 1855–1856, Liszt era stato accusato di adulterio e libertinaggio. Il carattere della morale dantesca, degna del peggior Savonarola, attraversa l’anima del compositore nel timoroso confronto con la lussuria di Paolo e Francesca condannati nel Canto V dell’Inferno.

Gianni Garrera


Gianni Garrera
è filologo musicale e traduttore teatrale, curatore delle opere estetiche di Kierkegaard per 'Classici del Pensiero' BUR e della nuova edizione dei Diari di Kierkegaard per Morcelliana. Di recente ha pubblicato: Søren Kierkegaard, Rivelazione divina e genialità. Insegna Estetica Teatrale presso la Scuola di teatro del Teatro nazionale Mercadante di Napoli.

 

Immagine di copertina: CC-BY-SA 4.0 autore Hadi Karimi 

 

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