Un banchetto di scienza e sapienza

Lingua, letteratura e scienza sono tutt’altro che acerrime nemiche. Non solo nel passato molti uomini di scienza hanno sfruttato l’artificio letterario per divulgare le loro intuizioni e scoperte, ma la scienza è stata anche oggetto e argomento letterario di innumerevoli romanzi. Dal Rinascimento in poi, ad esempio, si diffuse la pratica da parte di scienziati e filosofi di rendere pubbliche le proprie teorie, scrivendo dialoghi in cui dei personaggi fittizi conversavano tra loro sull’argomento d’interesse dell’autore, per giungere alla sua stessa conclusione. Hanno questa impostazione molte opere italiane, come i cosiddetti “dialoghi londinesi” di Giordano Bruno (1584), il Dialogo sui due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei (1632), i Dialoghi sopra l’ottica neutoniana di Francesco Algarotti o i Dialoghi sull’aurora boreale di Ruggiero Giuseppe Boscovich (1748). Lo stesso Galileo diede un enorme contributo alla valorizzazione dell’uso dell’italiano volgare (al posto del latino) come lingua della scienza, scegliendolo appositamente con l’obiettivo di rendere le sue opere più largamente comprese. Galileo utilizzò addirittura delle parole italiane di uso comune (invece del più diffuso greco o del latino) per descrivere nuovi strumenti, come il cannocchiale (composto da canna e occhiale) o fenomeni, come le macchie solari.


Sono, poi, innumerevoli gli scrittori e le scrittrici ispirati dalla scienza nelle loro opere, spesso fanta-scientifiche. Agli albori della fantascienza internazionale ricordiamo, nel Seicento, Margareth Cavendish, autrice del Mondo sfavillante, romanzo in cui inscena una realtà parallela. Nell’Ottocento poi si sviluppa il filone del “romanzo scientifico” con Mary Shelley, Jules Verne, Herbert George Wells, Clive Staples Lewis, che toccano i temi del progresso tecnico-scientifico, l’idea del viaggio - anche nel tempo -, dell’esplorazione e del controllo della natura da parte dell’uomo. In epoca più recente, è la prima metà del Novecento che con le sue scoperte (teoria della costruzione dell’atomo; scala Richter per la magnitudo dei terremoti; struttura a doppia elica del DNA delle cellule, ecc.) stimola la fantasia di alcuni letterati che strizzano l’occhio alle neoavanguardie, come ad esempio l’italiano Italo Calvino.


Soprattutto nella sua maturità letteraria, Calvino ha infatti cercato il punto di confine tra letteratura e scienza in varie opere che trattano in chiave ironica e paradossale grandi temi scientifici come il tempo, lo spazio e l’origine dell’universo: Le Cosmicomiche (1964) e Ti con zero (1967). «Fantascientifico alla rovescia, proiettato cioè verso il più oscuro passato e non verso le conquiste della scienza futura», così lo ha definito Eugenio Montale nella postfazione delle Cosmicomiche, cercando di dire che Calvino non utilizza la scienza in letteratura per immaginare scenari futuri (come accadde per il “romanzo scientifico”), ma recupera attraverso di essa la dimensione del mito. Oppure, ha sfruttato le teorie combinatorie per sperimentare un’idea di letteratura come pura combinazione formale: Il castello dei destini incrociati (1969), Le città invisibili (1972) e Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979).


Anche Primo Levi, da chimico, scrisse nel 1975 una raccolta di racconti a tema scientifico, intitolata Il sistema periodico; nei racconti Levi alterna brani di fantasia ad episodi autobiografici, incentrati su quella che era stata la sua vita professionale, dedicando ciascun racconto ad un elemento della tavola periodica:


«La nobiltà dell'uomo, acquisita in cento secoli di prove e di errori, era consistita nel farsi signore della materia, e io mi ero iscritto a Chimica perché a questa nobiltà mi volevo mantenere fedele. Vincere la materia è comprenderla, e comprendere la materia è necessario per comprendere l'universo e noi stessi: e quindi il Sistema Periodico di Mendeleev [...] era una poesia».
(Primo Levi, Il sistema periodico, Ferro)

La canzone della settimana
Pubblicata da Jovanotti nel 2015, “È la scienza, bellezza!” è stata contemporaneamente scelta come sigla della trasmissione TV, dedicata al MotoGP, del giornalista sportivo Guido Meda, amico di Jovanotti, e ha raggiunto un grandissimo pubblico. Il testo paragona il corteggiamento e l’innamoramento ad una teoria scientifica, che “procede per esperimenti”, “è chimica degli elementi” e “fisica delle emozioni”, può essere “tutto giusto o tutto sbagliato” e “procede per intuizioni”. Gli autori arricchiscono il brano, basato su questa divertente associazione, con una serie di parole proprie della scienza: buchi neri, limiti, pressione, atomo, elettroni, formula, scoprire. Ritroviamo nella canzone anche alcuni vocaboli che rappresentano un riferimento alla cultura musicale: “i sassi rotolano” richiama il gruppo dei Rolling Stones; la parola sedere, ormai sdoganata nelle canzoni, è un termine presente anche in Serenata Rap dello stesso artista (“Mi piace il tuo sedere così rotondo/ Da rendere satellite ogni essere vivente”); “Guarda come dondolo” è una citazione del titolo della canzone di Vianello, mentre, l’espressione “faccio le rime” è chiaramente un richiamo al genere rap.

È la scienza, bellezza!
Le casse spingono, i sassi rotolano
I buchi neri sono sempre dietro l’angolo
Il tuo sedere è un panorama splendido
E quando passi canti "Guarda come dondolo"
Faccio le rime anche se non ho fatto il classico
E ho ancora dentro qualcosa di giurassico
Come un l’istinto a sopravvivere, a difendermi
Come una musica punto ad espandermi
Partiamo, andiamo
È la chimica degli elementi
È la scienza, bellezza!
Si procede per esperimenti

Questo è un grande giorno da vivere
Io ci voglio credere
Questo è un grande giorno da vivere
Senza limiti, senza fiato
Tutto giusto e tutto sbagliato

Mi devo muovere
Sento un formicolio
Mi devo muovere
Sento un formicolio

Ho agitato così tanto la lattina che, attenzione
Può scoppiare con la minima pressione
Il posto è caldo il pavimento è umido
Non è il momento per un sentimento timido
Suona la sveglia, sono sveglio da sei ore
Lo sai cos’è, sono un predatore
Giro di notte come un lupo solitario
Senza orologio e senza calendario
Ogni mio atomo è una festa di elettroni
È la fisica delle emozioni
È la scienza, bellezza!
Si procede per intuizioni

Questo è un grande giorno da vivere
Io ci voglio credere
Questo è un grande giorno da vivere
Senza limiti, senza fiato
Tutto giusto e tutto sbagliato

Mi devo muovere
Sento un formicolio
Mi devo muovere
Sento un formicolio

Se salterò per aria
O scoprirò la formula
Se ho perso la memoria
È solo per scoprire
È solo per scoprire
Un mondo nuovo
Un mondo nuovo
Un mondo nuovo

Questo è un grande giorno da vivere
Io ci voglio credere
Questo è un grande giorno da vivere
Senza limiti, senza fiato
Tutto giusto e tutto sbagliato

Mi devo muovere
Sento un formicolio
Mi devo muovere
Muovere
Sento un formicolio
Mi devo muovere
Oh oh
Mi devo muovere
Muovere

FONTE
https://genius.com/Jovanotti-e-la-scienza-bellezza-lyrics
CREDITI
Anno: 2015
Autori: Jovanotti e Sheppard Solomon





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