C’era una volta (e c’è) il fantasy

Universi immaginari, creature soprannaturali, vicende straordinarie e colpi di scena. Ma anche un pizzico di realtà, quel tanto che basta per dare un senso logico ai fatti e affrontare temi intramontabili come l’amore, la guerra, l’ingiustizia, il coraggio e il bene che trionfano. Il genere fantasy, erede diretto di quell’antico filone della narrativa fantastica che si snoda dall’epica classica al romanzo cavalleresco, nasce nell’Ottocento in ambito anglofono, prima rivolto all’infanzia, come rivisitazione della fiaba in chiave modernamente pedagogica, e quindi esteso al pubblico adulto, anche quale risarcimento al disagio sociale prodotto dalla Rivoluzione industriale. Risponde a requisiti ben precisi: le rassicuranti trame dei classici fantasy, da non confondersi con quelli della categoria fantascientifica o horror, non sconfinano mai in situazioni eccessivamente macabre o perturbanti, affondano le radici nella tradizione folklorica, nella leggenda e nei racconti popolari e sono talvolta narrate con un tipo di scrittura ricercata, con un registro volutamente aulico e arcaico.


Eppure, il fantasy suona contemporaneo. Apprezzato da grandi e piccoli – basti citare Il Signore degli Anelli, Le cronache di Narnia, Harry Potter e The Hunger Games– secondo una ricerca pubblicata a novembre 2020 dalla società tedesca Statista, è al quarto posto con la fantascienza tra i generi più letti e venduti negli Stati Uniti, con un indotto di oltre 590 milioni di dollari. Il suo successo è anche legato alla scelta di sviluppare lunghe saghe e alla facile trasferibilità in ambito cinematografico o altre forme di espressione creative (illustrazione, videogiochi, fumetti, musica) che tendono ad ampliare il seguito e la fortuna del prodotto originario. Ne parleremo presto, per i webinar dei Presidi letterari della Dante, anche con Licia Troisi, autrice tra l’altro di Cronache del mondo emerso (Mondadori).

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