Do you speak “vinese”?

Si sa, tutti gli amanti dell’Italia acquistano il nostro vino: una vera specialità a livello internazionale! Basti pensare che nel 2022 la prestigiosa rivista inglese Decanter, promotrice dei celebri Decanter World Wine Awards, ha premiato il Fiano 2021 di Mandrarossa (Cantine Settesoli di Menfi, in provincia di Agrigento) tra i 50 “Best in Show” e ha eletto l’avellinese Radici Taurasi Riserva Antonio 2008 DOCG nella selezione “Wine of the Year 2022”.

Per non parlare dell’elevatissimo numero di vini italiani che, solo quest’anno, sono stati premiati nei concorsi enologici più importanti al mondo, come l’International Wine Challenge (IWC), lo storico International Wine and Spirit Competition (IWSC), il tedesco Mundus Vini e tanti altri.
Nonostante la nostra antichissima tradizione vitivinicola, molte parole associate al vino a livello internazionale sono francesi, data l’importanza che i cugini d’oltralpe hanno da sempre avuto in questo settore produttivo. Facciamo l’esempio del diffusissimo termine che indica “l’addetto alla selezione e al servizio dei vini”, ossia il sommelier: questa parola in provenzale antico indicava i “conduttori di bestie da soma” e da questo significato abbiamo ereditato la nostra accezione di “cantiniere”. Usiamo anche il vocabolo francese brut “secco” (dal latino brutus) per contraddistinguere alcuni tipi di spumanti; lo stesso champagne è un termine francese e rappresenta lo spumante tipico dell’antica e omonima regione, per non parlare del classicissimo flut (dal fr. “flauto”) il “bicchiere a calice alto e stretto” che usiamo – per l’appunto – per servire spumante e champagne. 
Passando invece alle parole italiane: vi è mai capitato di notare che, all’estero, i nomi di alcune delle etichette italiane più popolari risultino difficili da scrivere o pronunciare? Giusto a proposito, il tour operator Cycling for Softies – che organizza viaggi nelle regioni vitivinicole – ha deciso di divertirsi un po’, facendo uno studio piuttosto singolare: dopo aver individuato (su Taste Atlas) una lista dei vini italiani più apprezzati a livello globale, ne ha poi ricercato i nomi negli articoli presenti sul web, per scoprire che il Primitivo viene spesso presentato come Primativo o Primitovi, che il Nebbiolo diventa Nebiollo, il Chianti viene spesso riportato come Cianti e il Barbera ovviamente Barbara! Ve lo aspettavate?
Anche altre parole legate al mondo del vino rischiano di essere fraintese da un ascoltatore alle prime armi o poco attento, perché si tratta di termini che hanno significati totalmente diversi rispetto a quelli correnti quando sono riferiti al mondo del vino: per esempio nel linguaggio enogastronomico la parola riserva si usa per indicare “un vino che ha subito un invecchiamento più lungo rispetto alla versione classica dello stesso prodotto” e in alcuni casi le cui uve e i cui vitigni sono stati sottoposti un’accurata selezione per valorizzarne le caratteristiche. Si tratta dunque di un prodotto molto pregiato e più costoso della media. In altri ambiti, invece, questa parola non ha un’accezione particolarmente positiva, se pensiamo alla riserva come “un avanzo di prodotto” oppure, nel linguaggio sportivo, ad “un giocatore che non viene scelto per primo per le sue qualità, ma che viene convocato in partita in caso di sostituzioni”. Allo stesso modo, l’aggettivo ridotto non indica una scarsa quantità di vino o un vino particolarmente concentrato, ma “una bevanda realizzata cercando di esporre il meno possibile l’uva all’ossigeno (ridotto apporto d’ossigeno)”, come accade per alcuni tipi di Chardonnay.
Insomma, è normale avere qualche difficoltà con il “vinese”… ma non disperate: vi giungono in soccorso tantissimi glossari enologici e dizionari, basta cercare online!

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