Valle

Da nord a sud, l’Italia è ricca di valli, ossia territori concavi o pianeggianti che si estendono tra due pendii opposti. I loro nomi sono molto vari e spesso interessanti. Alcune sono dedicate al fiume che le attraversa, come la valle del Liri (Lazio), il Valdarno (Toscana), la Val di Sangro (Abruzzo), la Valle dell’Alcantara (Sicilia); altre prendono il nome delle catene montuose circostanti, come la Val di Sella in Trentino Alto Adige o la Valle del Gran San Bernardo (Valle d’Aosta); altre ancora fanno riferimento ai paesi o ai borghi locali, come la Valle d’Aosta o la Valsugana, il cui nome deriva dal latino Vallis Ausuganea, ossia "valle di Ausugum", antico nome del paese che oggi chiamiamo Borgo Valsugana. Non dimentichiamo poi quei nomi che fanno riferimento alle caratteristiche climatiche del luogo, come la Valfredda o la Val di Sole; quelli che alludono alle presenze caratteristiche, come la Valle delle Volpi (Lombardia) o Valle delle Seghe (segherie ad acqua, Trentino Alto Adige), e quelle che prendono il nome dalle popolazioni autoctone, come la Valle dei Mocheni (Trentino Alto Adige) o la Valcamonica (Valle dei Camuni - Lombardia).


Il termine valle ricorre spesso nei canti popolari tradizionali di molte regioni, come La Montanara: probabilmente la canzone di montagna più famosa e più eseguita dai cori alpini. Si tratta di un canto composto nel 1927 nelle Valli di Lanzo (Piemonte) dall’alpinista Toni Ortelli, in ricordo di un amico valdostano, e armonizzata dal maestro trentino Luigi Pigarelli:


La su per le montagne,
fra boschi e valli d´or,
tra l´aspre rupi echeggia
un cantico d´amor.


Sono proprio i canti degli Alpini a rievocare spesso le valli, perché questa parola rappresenta uno dei paesaggi più tipici della montagna, sfondo di tutte le vicende legate alla storia dei Corpo degli Alpini, ossia le truppe da montagna dell’Esercito Italiano. Vale la pena ricordare due altri famosi brani, tutti ascoltabili sul sito dell’Associazione Nazionale Alpini: E sul Cervino (conosciuta anche come Là nella valle) ed Era una notte che pioveva.


E in fondo valle
c’è un’osteria
l’è l’allegria
di noi Alpin.
(E sul Cervino)

Quando fui stato nella mia tenda
sentii un rumore giù per la valle
sentivo l'acqua giù per le spalle
sentivo i sassi a rotolar.
(Era una notte che pioveva)


È proprio dalla geografica e dalla specificità del territorio che nasce la locuzione a valle, con il significato generico di “giù, in basso”; esso deriva dall’uso più tecnico di questa espressione per indicare la parte del fiume vicina alla foce e non alla sorgente, che invece si trova a monte (ossia “in alto, su, all’origine”).


Il termine valle compare anche in un’altra locuzione comune, valle di lacrime, questa volta di origine biblica, che usiamo oggi per indicare “la Terra, il mondo”. L’espressione si è diffusa tramite la preghiera medievale Salve Regina (“a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime”), che a sua volta riprende la traduzione in latino del Salmo 84 presente nella Vulgata, ossia versione della Bibbia per il popolo, redatta nel IV sec. d. C. da San Girolamo. In questa versione, l’ebraico emek habaka “valle della Baka” è stato tradotto come vallis Lacrimarum (per l’appunto “valle di lacrime”). L’edizione della Bibbia Nuova Riveduta (1994-2006) ripropone invece, nella preghiera del Pellegrino, la forma “valle della Baka”: un’area priva di acqua che doveva essere attraversata dai pellegrini in cammino verso il Tempio di Gerusalemme.

5 Beati quelli che trovano in te la loro forza,
che hanno a cuore le vie del Santuario!
6 Quando attraversano la valle di Baca
essi la trasformano in luogo di fonti
e la pioggia d'autunno la ricopre di benedizioni.
(Salmo 84, traduzione Nuova Riveduta 1994-2006.)

 

In foto:
Val di Fassa, Fuciade (Trentino)

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