Posto sul colle che guarda il Paese di Monte Compatri, raggiungibile attraversando le Via Crucis e il Santuario della Madonna del Castagno, il convento di San Silvestro in Monte Compatri è dimora dei Padri Carmelitani Scalzi dal 1604. Recatomi presso di esso, padre Orlando Pietrobono dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, superiore del Convento di San Silvestro, mi fa notare una edizione della Divina Commedia. Padre Orlando mi dice di essere un parente alla lontana di padre Luigi Pietrobono, entrambi nati ad Alatri e che per trovare la commedia dantesca commentata dal Pietrobono ha dovuto faticare. Chi è padre Luigi Pietrobono? Le informazioni me le fornisce lo stesso padre Orlando: padre Luigi Pietrobono nasce ad Alatri nel 1863 e muore a Roma nel 1960, dei religiosi delle Scuole Cristiane (Scolopi), “detto dantista”, è stato professore nelle Università di Roma, celebre dantista e commentatore della Divina Commedia, e padre Orlando aggiunge che “ha scritto tre volumi di note, commenti e spiegazioni da far esultare il lettore studioso”. Poi padre Orlando mi introduce alla Divina Commedia dicendomi che Dante “appartiene al patrimonio universale della letteratura mondiale: welterliterature, in gergo tedesco”. Inoltre, aggiunge che il tema “abbraccia cielo e terra nelle sue molteplici relazioni esistenziali di bene e di male nonché di finalità: inferno, purgatorio e paradiso la triade descritta.” Analizzando l’opera, edita dalla casa editrice SEI (Società Editrice Internazionale), la prefazione di padre Luigi risale al 20 settembre 1923 ma le ristampe sono state diverse. L’opera è divisa in tre libri: inferno, purgatorio e paradiso e l’edizione dell’inferno è del 1959. Ogni libro consta di oltre quattrocento pagine e, ad apertura dell’inferno, la scritta in latino: INCIPIT COMEDIA DANTIS ALAGHEERII FIORENTINI NATIONE, NON MORIBUS che tradotto significa “Comincia la Divina Commedia di Dante Alighieri di Firenze di origine ma non di cittadinanza” (traduzione di padre Orlando). Poi segue l’introduzione dell’autore del commento al poema dantesco, nella quale afferma che “Secol si rinnova! Questo io leggo nel Poema, e questo affermo che costituisce il pensiero informatore della Commedia” e che gli uomini sono “smarriti dietro il malo esempio”. E’ lo stesso padre Luigi che dice di aver seguito per il testo “quello dell’edizione critica della Società Dantesca Italiana” ma non fedelmente, in riferimento alla grafia di certe parole. Leggendo il primo canto dell’inferno:
“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
che la diritta via era smarrita”
padre Luigi commenta “mi ritrovai” come “mi accorsi di andare errando per una selva oscura, simbolo frequente presso gli antichi dello stato di rozzezza e ignoranza delle prime età; ma qui più propriamente figura dell’antico errore (Par., VIII,6), in cui gli uomini sono ricaduti per aver di nuovo violato l’interdetto, ossia il comando divino di non toccare la pianta che è nel mezzo del paradiso terrestre”.
Alla fine dell’incontro, padre Orlando interpreta SEI come SERENANT ET ILLUMINANT: “rasserenare e illuminare” e lo definisce come l’augurio per tutti gli uomini!

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