Parole sulle spiagge dei Caraibi

Quale miglior modo di viaggiare stando fermi, se non quello di pensare alle prossime vacanze? Una meta paradisiaca per gli amanti del mare e della natura è sicuramente il Mar dei Caraibi, costellato di splendide isole e arcipelaghi come le Grandi Antille, le Piccole Antille e l’Arcipelago di Lucayan.

La storia lega indissolubilmente Italia e Caraibi sin dalla fine del Quattrocento, quando il genovese Cristoforo Colombo scoprì molte di queste località: Cuba, San Salvador, Haiti, Dominica, Puerto Rico, Giamaica, Trinidad... pensate che emozione, all’epoca, mettere piede su una terra sconosciuta!

 

Ed è un’emozione anche scoprire quanto le lingue europee si siano integrate nel tempo con la cultura indigena. Ad esempio, la parola Caraibi e i relativi aggettivi caribo/caraìbo e caraibico derivano dallo spagnolo Caribe, che a sua volta riprende la voce caraibica karaiba forte, saggio, ardito. Dalla stessa radice abbiamo anche lo spagnolo canìbal (nome dato alla popolazione delle Antille), da cui si origina il nostro cannibale. Infatti, gli indigeni Aruaco, incontrati da Colombo quando sbarcò a San Salvador, avevano descritto la popolazione dei Caribi come “feroci mangiatori di uomini”. Fu proprio Colombo a portare il termine in Europa. I Caribi, forse, cannibali lo erano per davvero, ma l’idea prese subito piede soprattutto perché le pratiche e i rituali connessi a credenze magiche confermavano il pregiudizio sulle popolazioni locali, ritenute barbare e primitive.

Tra le sei lingue ufficiali, oltre ad inglese, spagnolo, francese e olandese, i Caraibi riconoscono due creoli, ossia “lingue originate dalla commistione tra due o più lingue, senza che una prevalga sull’altra”: il creolo haitiano e il papiamento (spagnolo+portoghese, parlato ad Aruba, Bonaire e Curacao). La parola creolo è entrata in italiano nel Seicento attraverso il francese créole, ma già in alcuni testi del Cinquecento ne troviamo la variante ciroglio che riprendeva lo spagnolo criollo “meticcio, servo nato in casa”, derivato di criar “allevare”. Segnaliamo anche che proprio la parola criar condivide la stessa radice con creanza “buone maniere, comportamento educato”, che naturalmente contraddistinguono chi – potremmo dire – è stato “allevato bene”.

Anche il mondo sportivo internazionale ha adottato un termine di derivazione caraibica, la parola canoa, per indicare le versioni moderne di quelle “imbarcazioni leggere a pagaia, scavate in un tronco e tipiche dei popoli primitivi”. La parola canoa entra, infatti, in italiano nel Cinquecento grazie alle testimonianze di Amerigo Vespucci e riprende, tramite lo spagnolo, il caraibico canaua.

 

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