Scuola e famiglie. Insieme per il percorso educativo degli studenti

La nostra prima storia ci porta a Tirana dove, nel 2017, con le colleghe Daniela Corrias e Sara Alesi, Concetta Marotta fonda una scuola. Il 17 settembre 2018 la Scuola Italiana di Tirana, primo Centro Didattico Dante nel mondo, apre le porte ai suoi studenti. Classe 1974, Concetta Marotta è nata a Napoli ma è cresciuta in Trentino Alto Adige, a Bolzano, dove si forma come insegnante alla primaria e mediatrice culturale nell'accoglienza dei bambini albanesi. Con il marito, un albanese conosciuto in ambiente universitario in Trentino, ha lasciato una stabilità lavorativa ed economica per inseguire un sogno: contribuire con l’esperienza maturata ad aiutare un paese in via di sviluppo. Vive in Albania ormai da venti anni, ed è in questo territorio che diventa insegnante di italiano, abilitandosi in didattica per stranieri presso l'ufficio culturale dell'Ambasciata d’Italia, e formatrice linguistica.

Con lei abbiamo avuto modo di esplorare meglio la realtà di questa scuola italiana in Albania e osservare attraverso un punto di vista preferenziale la comunità di famiglie che la frequentano, curiosi di indagare il profilo di coloro che scelgono di far studiare l’italiano e in italiano i propri figli.
“[…] Tre anni fa – ci ha raccontato Concetta - sono riuscita a realizzare un progetto che a me stava molto a cuore. Quando arrivai per la prima volta in Albania nel 1999, una delle prime cose che feci fu andare a visitare una scuola elementare nel sud del paese. Ciò che vidi mi diede la spinta e il desiderio di provare a immaginare una scuola diversa e offrire una nuova opportunità ai bambini albanesi”.
L’istituto nasce da un sogno perseguito con tenacia e da un incontro tra tre donne e la Società Dante Alighieri. Da una parte la voglia di offrire un’esperienza pedagogica ed educativa diversa nella realtà albanese, dall’altra la voglia di importare la realtà italiana in un territorio in cui una scuola internazionale italiana non era presente. A tre anni dalla sua fondazione, l’istituto conta circa 50 iscritti tra la sezione materna e la primaria. Le classi sono composte al massimo da 15 alunni, per garantire che i ritmi di ogni bambino vengano seguiti individualmente.

“Abbiamo pensato questa scuola – ha dichiarato l’insegnante - per andare incontro all'esigenza della comunità italiana che sappiamo essere abbastanza presente: pensiamo al personale diplomatico e ai tanti italiani, tra cui molti imprenditori, che per motivi di lavoro si sono trasferiti in Albania”. Ma poi anche la comunità albanese si è avvicinata alla scuola: perlopiù si tratta di famiglie che hanno vissuto in Italia e che, una volta tornate in patria, vogliono mantenere vivo il legame con il Paese. Poi vi sono quanti hanno in programma di spostarsi presto a vivere nella Penisola e pensano che rivolgersi a una “scuola-cuscinetto”, come la definisce Concetta, sia la soluzione migliore per la preparazione dei loro figli. “Abbiamo poi una percentuale di famiglie che appartengono ad altre nazioni – continua Concetta -: al momento c’è una famiglia portoghese, una mamma russa, abbiamo avuto anche genitori estoni. Uno dei punti di forza della nostra scuola è il multiculturalismo e il multilinguismo: se la lingua veicolare che usiamo è l’italiano, garantiamo lo studio della lingua albanese, obbligatoria per i bambini albanesi e facoltativa per tutti gli altri, e della lingua inglese”.
Se a un anno dall’apertura la percentuale maggiore di iscritti si contava tra le famiglie italiane, a partire dal secondo si è notato un costante aumento delle famiglie albanesi per poi giungere ora alla parità.


Prima della pandemia la scuola offriva anche attività nel doposcuola e attività extrascolastiche, avvicinando anche i bambini del quartiere con le letture animate e con i corsi di pittura; ora che tutto è fermo a causa dell’emergenza, viene garantita l’erogazione dei corsi di italiano, perché l’istituto è anche una sede di esame PLIDA, e, sempre nel rispetto del contenimento del virus, i corsi di danza e di pallacanestro.
La partecipazione attiva delle famiglie all’universo della scuola e al progetto educativo è un elemento fondamentale. “L'intento è creare attraverso la scuola una comunità, di attivare una rete di contatti e legami per il bene dei bambini, della comunità italiana e della scuola che cresce anche grazie agli interventi dei genitori e alle relazioni che si stabiliscono attraverso piccole occasioni. L’anno scorso, ad esempio, siamo riusciti a organizzare degli incontri con uno psicoterapeuta italiano sul tema dell’educazione che sono risultati essere molto partecipati perché non è scontato che i genitori, la scuola e gli specialisti si interroghino insieme sulle strade percorribili dal bambino e dall'adolescente in questo viaggio che è la vita.
Tra le attività più recenti mi viene in mente quella realizzata con un centro di recupero per malattie mentali, la "Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII", aderendo al progetto "Si può fare: percorsi di inclusione sociale e promozione dei diritti delle persone con disabilità psichica in Albania", acquistando il pane che producono per la nostra mensa scolastica e invitando le famiglie a fare altrettanto perché dare continuità a un lavoro di recupero, creando un canale di comunicazione con un'agenzia educativa, è per noi un esempio costruttivo e formativo”.


Quando suona la campanella e la giornata a scuola volge al termine i bimbi non vogliono andare via. Per loro quel piccolo mondo è un’isola felice in cui si sentono come a casa ed è la soddisfazione più grande per le tre maestre italiane che in soli tre anni hanno saputo costruire tanto in termini di rapporti e umanità: “vuol dire che siamo nel posto giusto e nel momento giusto – aggiunge Concetta -. Chiaramente è un impegno quotidiano che richiede molta mediazione e attenzione all'altro ma penso proprio che siamo nate per fare questo”. Dalla loro passione e dai traguardi raggiunti trovano la forza per proporre ogni anno nuovi progetti e attività. “Tre anni fa abbiamo costituito il coro della scuola, ma abbiamo dovuto sospendere l’attività: sarebbe bello coinvolgere nuovamente le famiglie e vedere bambini e genitori che cantano insieme. Sempre all’inizio del nostro percorso, abbiamo organizzato a ottobre la festa dei nonni, aderendo al progetto "Storia di un grappolo che voleva fare il vino" organizzato da Reggio Children, in collaborazione con l'Ambasciata d'Italia. Abbiamo invitato un nonno a essere il protagonista della giornata e in sua compagnia abbiamo visitato un'azienda vitivinicola locale nella quale i bambini hanno scoperto, e riprodotto, il processo di produzione del vino: a tre anni da quell’iniziativa, ancora si parla di quella gita con il nonno!”

Quell’edificio liberty a Tirana, progettato da un italiano, è molto più di una scuola, insomma, è un luogo in cui si è tornato a parlare d’Italia in un paese storicamente legato alla vicina Penisola. È un posto in cui si coltiva un progetto che punta molto sulla qualità della didattica, con l’insegnamento di tutte le materie in italiano e in albanese, non trascurando l’inglese. Ed è un luogo che narra una storia di eccellenza italiana che nasce dall’incontro di tre donne, tre maestre, con il progetto della Dante Alighieri.

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