Vittorio Nocenzi: “50 anni di rock (in italiano), finalmente lo raccontiamo”

Per poter parlare con Vittorio Nocenzi, fondatore e musicista del Banco del Mutuo Soccorso, bisogna aspettare che si conceda una pausa dalle prove in studio. Eppure, una volta che l'attesa è finita l’artista, si dedica con generosità alle domande di chi, come me, affronta l'intervista con molta curiosità ma, tutto sommato, poca competenza musicale.

nati liberi copertinaIl suo mondo è quello: lo studio, la ricerca continua, la sperimentazione, l'innovazione. Per tanti anni questo lavoro non ha lasciato tempo al racconto originale di un'esperienza unica nella storia della musica italiana come quella del Banco del Mutuo Soccorso. A 50 anni dal primo disco e dopo oltre 5.000 concerti in tutto il mondo, l'esigenza di restituire un racconto integrale e preciso si è fatta più forte.

È uscito così quest’anno, per i tipi di Tsunami edizioni, il libro Nati liberi, scritto a quattro mani da Nocenzi con Francesco Villari, musicologo esperto, profondo conoscitore del Banco del MS nonché - una curiosità - nipote degli storici Lucio e Rosario Villari. Il libro sarà presentato lunedì 6 dicembre a Palazzo Firenze in una conversazione tra Nocenzi e Alessandro Masi, moderata dal critico musicale Guido Bellachioma (scopri l'evento).

“Ci voleva un esperto come Francesco Villari per raccontare il patrimonio del Banco del Mutuo Soccorso” spiega Vittorio Nocenzi “Per ricostruire una biografia musicale album per album, brano per brano, avevo bisogno di qualcuno che conosce il BMS come o meglio di me; è molto diverso da quanto è stato scritto finora, lontano da quelle immagini di ‘chitarre madide di sudore’ con cui non si può riassumere una storia così”.

Una ‘storia così’ è innanzitutto la storia di un gruppo, un coro di sensibilità, spunti, letture, che trovano sintesi nell’espressione musicale, sul palco o in studio di registrazione.

“Il libro è anche la storia di chi è venuto a mancare” ci tiene a ricordare Nocenzi: nel 2014 è scomparso un componente storico del Banco, il cantante Francesco Di Giacomo.

Il progetto che impegna oggi l’artista in studio è un concept album su cui il Banco sta lavorando già da tempo, che oggi sta per essere inciso e uscirà nel 2022, e rappresenta la chiusura di un cerchio che lo riporta al primo disco, che ospitava alcune tracce ispirate all’Orlando Furioso di Ariosto. Di quest’opera parlammo già con Vittorio Nocenzi e suo figlio Michelangelo, ispiratore del progetto che lo vede coinvolto in prima persona, nel 2016, in occasione dei 500 anni del Furioso in un’intervista per Apice (a cura di V.Noli).

“Il progetto è rimasto invariato in questi anni di studio, anzi se possibile il collegamento all’opera di Ariosto è ancora più forte, ne estrae temi universali come le diverse declinazione dell’amore incarnate dai diversi personaggi - l’amore romantico e rifiutato di Orlando, l’amore fraterno di Astolfo e così via - ma soprattutto il grande tema oggi di grandissima attualità: l’umanesimo, la centralità dell’uomo e della sua esperienza”.

Umanesimo che oggi fa i conti con un mondo globale eppure, per paradosso, pare stringere anziché allargare le prospettive di chi vuole cantare la storia dell’uomo; cinquant’anni un racconto che veniva dalla provincia, quello del BMS è riuscito a imporsi con la sua carica innovativa e poetica sui palchi nazionali e di tutto il mondo. Sarebbe possibile oggi?

“Viviamo un’epoca caratterizzata da un grande dispiego di mezzi per la comunicazione, ma al contempo da un grande impoverimento dei contenuti. Il risultato è materialismo consumistico miope e senza memoria, e senza sguardi prospettici ampi. I contenuti sono accessori, forma e apparenza sono tutto. Il concetto chiave è quello del global, se lavorassimo per sostenere questo, per restituire a esperienze locali una narrazione globale, in cui anche l’individuo riuscirebbe a vivere in una percezione di valori universali, che abbia al centro l’interesse per l’uomo”

Un mondo globale in cui valorizzare le differenze, le diversità, quindi. A questo proposito, si dice che la lingua di alfabetizzazione al rock sia l’inglese, eppure il Banco del Mutuo Soccorso ha espresso rock di altissimo livello, ma in italiano.

“Lo abbiamo sperimentato con Transiberiana, il nostro ultimo album. Avevamo cominciato a registrarlo in inglese ma ho voluto ricominciare tutto da capo, tutto in italiano. Il risultato è stato sconcertante: Prog UK, la bibbia del settore a livello mondiale, lo ha definito un album che supera le limitazioni del linguaggio, che rende trascurabile il fatto che chi ascolterà il disco non ne potrebbero non comprenderne le parole; afferma anzi che cantare in italiano è molto meglio. Ed è la prima volta in 50 anni che questo accade”.

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