Cunizza da Romano

Intervista a Olga Strada
 
D’una radice nacqui e io ed ella:
Cunizza fui chiamata, e qui refulgo
perché mi vinse il lume d’esta stella;
 
ma lietamente a me medesima indulgo
la cagion di mia sorte, e non mi noia;
che parria forse forte al vostro vulgo.
 
Di questa luculenta e cara gioia
del nostro cielo che più m’è propinqua,
grande fama rimase; e pria che moia,
 
questo centesimo anno ancor s’incinqua:
vedi se far si dee l’omo eccellente,
sì ch’altra vita la prima relinqua.
(IX Paradiso 31-33) 
 
Tanti sono i personaggi femminili citati da Dante nella Commedia, personaggi storici del mondo classico, ma anche dramma di donne riprese dalla “cronaca nera” del tempo, come per esempio l’omicidio di Francesca da Rimini che probabilmente fece grande scalpore all’epoca. Dante attribuisce a Francesca un ruolo di donna, determinato ad esprimere all’interno della Commedia, un preciso passaggio del suo percorso sapienziale: il risveglio dell’anima attraverso la morte, simboleggiato dal bacio con il principe Paolo. Un concetto ermetico nascosto in molte favole: pensiamo, ad esempio, alla storia di Biancaneve ed i sette nani. Francesca viene punita nonostante la sua purezza di cuore perché dimostra di non saper controllare il forte vento della passione e quindi per evolvere, dovrà morire a sè stessa. Possiamo quindi affermare che Dante nella realtà non esprime giudizi netti, ma contempera idee e pensieri diversi, non ha un uguale peso ed uguale misura, un metro di giudizio univoco con le sue donne, ma strumentale al pensiero determinato ad esprimere. Cunizza da Romano ne è un esempio. Donna giudicata dai commentatori assai devota all’amore carnale: lascia suo marito per scappare con un Trovatore, si sposa poi di nuovo, viaggia e rivendica la sua libertà… Nonostante questi comportamenti, Dante interpreta il suo modo di amare come un generoso donarsi reciproco e la colloca in Paradiso. Come mai? La chiave della risposta è probabilmente la sua appartenenza alla stella Venere. Cunizza è figlia diretta dell’archetipo dell’amore. Lei ama in maniera consapevole. La scelta di inserire questa donna nell’alto cielo fu piuttosto azzardata per l’epoca, in quanto denotava non solo l’amore ed il rispetto di Dante per la Dea celeste ma anche un concetto dell’amore e della sessualità piuttosto evoluto e molto vicino a forme di pensiero diverse rispetto al dogma dominante dell’epoca. Dante, in maniera spregiudicata fa dire alla nobildonna di aver perdonato se stessa per il suo comportamento e che è felice di aver fatto le sue scelte poiché sono state per lei, motivo di salvezza dal vulgo. Cunizza quindi è una donna consapevole ed evoluta. Ringraziamo la Dott.ssa Olga Strada, personaggio eminente della cultura italiana in Russa, per aver accettato la nostra intervista e per aver scelto con cura un personaggio femminile molto interessante, che pone degli interrogativi sulla vera dottrina di Dante. Il suo autorevole intervento aprirà sul tema, ulteriori chiavi di lettura. 
 
Come mai ha scelto i versi dedicati a Cunizza da Romano?
Ho scelto questi versi per svariati motivi. Mi ha colpito la descrizione geografica, molto precisa, molto armoniosa, della Marca trevigiana che con lo sguardo si estende dalla laguna di Venezia fino ai colli veneti, in cui la protagonista si colloca (chissà se Hemingway conosceva questi versi perché un po’ mi hanno ricordato certe descrizioni di Di là dal fiume e tra gli alberi); poi il nome, Cunizza, che so derivare da Cunegonda, colei che combatte per la stirpe; quindi la sua appartenenza agli Ezzelino da Romano, in quanto sorella del temutissimo Ezzelino III, detto il Terribile; infine la sua biografia di donna che visse la sua femminilità in modo, per usare un termine dell’oggi, consapevole. Femminilità nella sua accezione più ampia, generosa, accogliente. La sua infatuazione per il trovatore Sordello da Goito, l’aver acceso le fantasie di poeti provenzali quali Joan d’Albusson, ne fanno  una figura di donna che usciva dagli stereotipi femminili dell’epoca, libera di scegliere e libera di esprimere la propria natura. 
Approfondendo un po’ la sua biografia mi ha molto colpito la sua joy de vivre e una certa “sconsideratezza”. 
 
All'Inferno Dante relega tra i lussuriosi, regine del mondo pagano sapienti ed intelligentissime, ma dedite all'amore carnale. L'amore sensuale di Cunizza acquisisce un valore sacro ed è in Paradiso,  come mai secondo Lei?
Cunizza si trova nel terzo cielo, quello di Venere, il pianeta che si ispira alla dea dalla quale la nobildonna si sente, per sua stessa ammissione, essere governata. La dea della bellezza è foriera anche di altri significati, non dimentichiamo che Venere (Afrodite) nasce dall’acqua e l’acqua nella simbologia cristiana ha la valenza della purificazione e della rinascita, attraverso il rito del battesimo. Cunizza, proprio perché si dona con e per amore, acquisisce purezza, in virtù del sentimento d’amore. 
 
In questo momento storico c'è grande confusione sull'amore. Cosa significa appartenere non all'amore ma all'amore di Venere? Cosa potrebbe insegnare Cunizza alle donne d oggi?
La confusione sull’amore, che colpisce un po’ tutti, penso sia generata dal fatto che molte certezze, un tempo incrollabili, non sono più tali; sono venuti meno quei punti fermi sui quali potevi fare affidamento quasi "a occhi chiusi". 
Penso che Cunizza possa insegnare alla donna di oggi, che talvolta è portata a mettere nell’angolo gli elementi del femminino a favore del mascolino, a tuffarsi nella propria natura di donna a tutto tondo. Nella sua parabola di vita di fanciulla nata in seno a una famiglia potente, quindi dotata di un’educazione e di una cultura pari a quella di una ragazza di buon lignaggio, Cunizza, stando alle testimonianze storiche, manifesta una grande libertà e verità di sentire. Questo fa di lei una donna notevole,  penso che Dante stesso avesse colto questi aspetti. 
 
Le donne menzionate nella Divina Commedia potrebbero essere catalogate in due gruppi principali: in donne maltrattate e danneggiate e quelle protettive, dominanti e vigili. Ma c'è anche un terzo gruppo: donne maltrattate per un sacrificio benedetto, che il volgo non può capire. Qual'è il suo pensiero a riguardo?
Immagino ci si riferisca alla figura di Piccarda Donati, il cui archetipo è quello di Ifigenia, la donna che accetta nobilmente il suo destino di vittima sacrificale per un bene superiore. Il sacrificio in questa accezione sacrale non può essere capito, deve solo essere accettato. Adesso viviamo altri generi di sacrificio, privati della valenza simbolica del mito, ma altrettanto potenti. Penso, ad esempio, ai migranti che perdono la vita tra i flutti del Mediterraneo. Sono vittime sacrificali sull’altare di un’idea di benessere o di libertà sempre più fragile. 
 
In questa società dove non si fugge più per amore come fa Cunizza ma si scappa dall'amore, come immagina la donna del futuro e quale ruolo avrà nella società? 
Ho l’impressione che sarà sempre più complicato avere delle relazioni profonde, vere, se non si sarà disponibili a mettersi in discussione e ad accantonare il proprio ego. In generale penso che vivremo tutti sempre di più incapsulati nelle rispettive solitudini, anche se spero di sbagliarmi. D'altro canto è innegabile che la vita delle donne in Occidente scorre lungo binari diversi; è dunque plausibile che l"eros" nella sua accezione di forza propulsiva e vitale si incanali in forme diverse di creatività, di "fare". 
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Note biografiche
Olga Strada, si è laureata all’Università Ca’ Foscari con una tesi sulla Storia dell’arte russa. Ha maturato una vasta esperienza nell’ideazione e organizzazione di eventi culturali tra la Russia e l’Italia. Dal 2015 al 2019 ha ricoperto il prestigioso ruolo di direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca. Nel 1999 ha pubblicato “Io e Il barbiere di Siberia. Nikita Michalkov e il suo film” (Liberal Libri), nel 2014 “Il Mondo dell’Arte” (Marsilio Editori), nel 2020 per l’Ambasciata d’Italia a Mosca ha curato il volume “Italia-Russia. Un secolo di cinema”.  È co-curatrice del libro “La Russia e l’Occidente. Visioni, riflessioni e codici ispirati a Vittorio Strada” (Marsilio Editori), a curato il libro di Nikolaj Trubeckoj “L’Europa e l’umanità” ristampato per i tipi di Aspis (2021). 
 
Giuliana Poli è giornalista, ricercatrice di antropologia culturale, scrittrice di Tradizione, scrittrice di monografie e testi su opere d'arte, analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Analisi semantica del linguaggio dell’arte e della parola.
 
Particolare da immagine Wikimedia: Federico Faruffini - Sordello e Cunizza
 

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