Il teatro di figura: una rappresentazione a misura d’uomo

Gli spettacoli di marionette e burattini sono una pratica antichissima che accomuna l’intera umanità, probabilmente risalente all’India del XI secolo a. C., dove sono state ritrovate marionette religiose raffiguranti gli dei.

Il cosiddetto “Teatro di figura” (nelle sue versioni più tradizionali o nel suggestivo “Teatro delle ombre”) fa entrare in scena oggetti animati manualmente e realizzati in modo artigianale con materiali vari come legno, stoffa, cartapesta ecc. Nel descrivere questi manufatti, oltre a marionette e burattini troviamo anche pupi e pupazzi: dunque il “Teatro di figura” accoglie tra i termini che rappresentano i suoi protagonisti molte parole che indicano degli oggetti antropomorfi, ossia dalle sembianze umane. Anche la lingua ci ricorda come, ancor prima della nascita del teatro con attori in carne ed ossa, l’uomo abbia sentito il bisogno di rivivere collettivamente una proiezione di sé, della propria realtà quotidiana ma anche del proprio mondo interiore. Accanto ai termini già citati (marionette, burattini, pupi e pupazzi) possiamo usare la parola fantoccio, derivato di fante.

Questo termine oggi ci fa venire in mente una semplice carta da gioco o un uomo a cavallo, ma ricordiamo che, originariamente, indicava un bambino o un giovane uomo, dal latino infantem, ossia “che non (in-) può ancora parlare (fari)”.

Probabilmente, la prima attestazione scritta del termine fante è quella che si trova nel Ritmo di Sant’Alessio, un testo marchigiano del XII secolo che racconta in versi la vita del santo e che rappresenta uno dei primi testi poetici in volgare.

Poi [lu] fante foe natu, Alessiu for prenominatu.
(trad. Poi nacque il bambino, fu chiamato Alessio)

(Ritmo di Sant’Alessio, Rime giullaresche e popolari d'Italia a cura di Vincenzo de Bartholomaeis Zanichelli, Bologna 1926 rist. anast. Arnaldo Forni Editore)

Anche Dante nel Paradiso utilizza un derivato di questa parola, ossia fantolino, per indicare un bambino:
La cieca cupidigia che v'ammalia / simili fatti, v'ha al fantolino / che muor per fame e caccia via la balia (Pd. XXX, 139).

In senso figurato, si definisce fantoccio già dal Cinquecento una persona che non ha una propria volontà e si lascia guidare da altri. Nasce invece ad inizio Novecento, dal calco dell’inglese puppet governments, l’espressione governo fantoccio, che indicava i governi manovrati da altri e privi di una reale autorità.

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