L’alternativa sostenibile

Il prefisso bio-, derivante dal greco bìos “vita”, è in uso sin dall’antichità in termini composti come biografia “scrittura di una vita” o biologia “scienza che studia le manifestazioni della vita”, ma è tra Ottocento e Novecento che si diffonde più ampiamente nella formazione del lessico delle scienze naturali: biochimica e biofisica (discipline che studiano i processi chimici e fisici negli esseri viventi), biodegradabile (composti decomponibili dai batteri), biosfera (parti della Terra abitate da esseri viventi), bioluminescenza (energia luminosa prodotta da organismi viventi).

Attualmente, se accostiamo il termine bio a parole come allevamento o agricoltura, indichiamo pratiche di allevamento o agricoltura biologiche. Per quanto riguarda l’agricoltura, parliamo di coltivazioni prive di prodotti chimici per la concimazione del terreno e di pratiche tradizionali come la rotazione delle colture, per preservare la biodiversità (ossia la varietà di specie animali e vegetali esistenti in natura), a tutela dell’ambiente e il benessere degli animali. Anche l’allevamento biologico ha la stessa finalità, garantendo adeguato spazio e tempo di crescita agli animali, oltre ad un’alimentazione naturale.

Possiamo schierarci a favore dell’ambiente anche con gli aggettivi ecologico e sostenibile, finalmente molto diffusi accanto a parole come moda, mobilità e turismo. In particolare, il termine sostenibilità è estremamente attuale per la recente intensa promozione da parte dell’ONU dell’Agenda 2030 per la sostenibilità. Si tratta di un programma d’azione sottoscritto nel 2015 dai 193 paesi membri dell’ONU e finalizzato a raggiungere, entro il 2030, diciassette obiettivi di Sviluppo Sostenibile per le persone e per il pianeta, come la lotta al cambiamento climatico, la riduzione delle disuguaglianze, della fame, della povertà, ecc.

Ma cosa vuol dire esattamente sostenibilità? Per capirlo dobbiamo risalire al 1987, quando la Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo (Commissione Bruntland), del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, formula il concetto e di sviluppo sostenibile, per indicare «il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri». A partire da questa premessa, oggi, come mai prima d’ora, abbiamo gli strumenti per pensare e ri-pensare una società e un’economia sostenibili.

La canzone della settimana

La canzone Sei forte papà venne pubblicata nel 1976 come sigla finale del programma Rete Tre, condotto dallo stesso Gianni Morandi. Si trattava di un varietà serale che, due anni prima della nascita della vera Rai Tre, ironizzava sulla possibile nascita di una terza rete, nella quale avevano spazio una serie di parodie dell’attuale televisione, come i telegiornali, i fotoromanzi gialli o le previsioni meteorologiche. Il brano risultò l’ottavo singolo più venduto dell’anno.

Dal punto di vista linguistico, possiamo evidenziare la struttura dialogica del testo, che inscena una conversazione tra un padre e i suoi figli. Come fanno spesso, anche in questa canzone i bambini cercano di convincere il genitore a portare a casa degli animali selvatici, pronunciando in tono dolce e commovente la frase “lo prendi papà?”, alla quale il padre non può che rispondere di sì. Troviamo dunque una serie martellante di frasi interrogative dirette che i bambini pronunciano (da “che si fa?”, “chi li aiuterà?”, all’ultimo “Lo prendi papà?”), che risultano quasi retoriche, non solo perché provengono dai bambini, ma anche perché toccano un tema sensibile come l’amore per gli animali e il rispetto della natura. L’intero brano sembra dunque essere un’esortazione a prendersi cura dell’ambiente, come della propria casa e della propria famiglia.

Sei Forte Papà
Mannaggia! Possibile che tutte le volte che andiamo in campagna con la roulotte comincia a piovere, e i miei figli mi dicono:

Gli animali non hanno ombrello
E non portano mai il cappello
Piove tanto e si sono bagnati
Sono già tutti raffreddati
Che si fa? Chi li aiuterà?

Quel gufo con gli occhiali che sguardo che ha
Lo prendi papà? Sì!

La lepre in tuta rossa che corse che fa!

La prendi papà? Sì!

Quel canarino si è ferito e non lo lascio qua!
Lo prendi papà? Lo prendo se vuoi così guarirà
Quel ghiro dormiglione sbadiglia di già!
Lo prendi papà? Sì!
Quel topo campagnolo trasloca in città!
Lo prendi papà? Sì

Ma questa mia roulotte mi sembra l’Arca di Noè però ci si sta
Stringendosi un po’!

Sei forte papà!
E questi poveri animali
Ora che piove
Non ho il coraggio
Di abbandonarli così…
Quel picchio col martello che buchi che fa!
Lo prendi papà? Sì!
Quel grillo chiacchierone che chiasso che fa!
Lo prendi papà? Sì!
Ma questa mia roulotte mi sembra l’arca di Noè però ci si sta
Stringendosi un po’!

Sei forte papà! Stringendosi un po’!

FONTE
CREDITI
Autore del testo: Stefano Jurgens
Autore della musica e dell’arrangiamento: Bruno Zambrini
Interpreti: Gianni Morandi e Marianna Morandi e Andrea Zambrini (voci dei bambini).

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