Le selve molto oscure di Davide Saraceno

Come fossero tracce di una mappa astrale, i segni grafici che Davide Saraceno semina sullo sfondo del suo profilo dantesco sembrano guidare lo spettatore all’interno dell’universo della Commedia. Alcuni riportano difatti passaggi del poema ben noti all’immaginario collettivo, terzine celebri come quella che apre il Canto III dell’Inferno, riprodotta bianco su nero alla destra del personaggio: «Per me si va ne la città dolente /per me si va ne l’etterno dolore / per me si va tra la perduta gente». I flash di colore, che a intermittenza diradano il tenebroso scenario, permettono anche di riconoscere la sequenza dei gironi infernali, l’orrido Lucifero o la divina Beatrice.
Ma che succede se si decide di rovesciare la scrittura, come fosse riflessa in uno specchio? O se si traggono i versi e le miniature da differenti fonti, in parte sovrapponendoli? La comunicazione verbale e visiva diventa sfuggente e il senso delle parole e delle immagini, anche le più familiari, finisce per cedere, risucchiato dal buco nero dei misteri grandi e piccoli che ancora avvolgono il pensiero dantesco.
L’illustratore e designer torinese, forse giocando proprio con le zone d’ombra e i limiti della nostra conoscenza in merito al capolavoro dell’Alighieri, tenta di verificare queste possibilità, a cominciare dal titolo, P€R 5ELVƎ ϴ$CVRΣ, che solo apparentemente corrisponde a un’espressione intellegibile. Anche la figura di Dante appare del resto ambigua, elusiva, inafferrabile: i suoi lineamenti vengono sdoppiati per formare due sagome poste su differenti piani. Una è chiaramente contrassegnata dall’incarnato naturale del viso, l’altra è più bassa e appena accennata da una fascia biancastra e fluttuante, che rende l’aspetto del poeta più simile a quello di un fantasma o di un ectoplasma. Vengono in mente gli esperimenti che un secolo fa conducevano i futuristi fratelli Bragaglia, inventori del “Fotodinamismo”, o gli oggetti spettrali della rayografie del dada-surrealista Man Ray. Più agevolmente, figlio del suo tempo, Saraceno sfrutta le infinite potenzialità del digitale, offrendoci un’immagine originale e sofisticata. L’opera è stata esposta a Ravenna per l’edizione 2017 della rassegna annuale Dante plus.

D. Saraceno, P€R 5ELVƎ ϴ$CVRΣ, 2017, illustrazione digitale, cm 50x35. Courtesy dell’Artista.

 

Dante-Plus leggera

 

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