Trullo

A chiunque sia capitato di visitare l’Alto Salento e la Murgia non saranno di certo passate inosservate le tipicissime costruzioni, realizzate in pietra calcarea e caratterizzate da un tetto conico, chiamate trulli. Questa parola deriva dal greco e significa “cupola”, in riferimento alla forma tradizionale della loro copertura; in pochi immagineranno che si tratta sicuramente di un termine di origine dotta e recente, invece gli autoctoni erano soliti usare la parola casedda (piccola casa) per indicarli. Erano abitazioni modeste, che oggi conservano ancora la loro natura fresca ed essenziale, vivendo però una nuova stagione, essendo spesso convertite in residenze turistiche dotate di tutti i comfort.
I trulli venivano generalmente costruiti su terreni rocciosi, non adatti alla coltivazione, e realizzati attraverso la sapiente pratica dei muretti a secco (senza l’utilizzo di malta), iscritta dall’UNESCO nel 2018 nella lista del Patrimonio culturale immateriale. Quella dei muretti a secco è una vera e propria arte, condivisa a livello internazionale con altre nazioni come la Grecia, Cipro, la Croazia, la Francia, la Slovenia, la Spagna e la Svizzera.

Sembra che, dal punto di vista storico, la pratica dei muretti a secco sia stata incentivata nella Valle d’Itria dai feudatari del posto che, per evitare di pagare ulteriori tributi al re - dovuti nel caso si costruisse un nuovo centro abitato – autorizzavano i contadini a costruire nuovi villaggi solo con questa pratica, così sarebbe stato più facile demolirli in caso di ispezione regia.

Le piatte lastre di pietra calcarea che, montate in cerchi concentrici, formano il tetto conico si chiamano chiancarelle, mentre ciascun tetto presenta un diverso pinnacolo, rappresentante una sfera, una croce, una stella o un simbolo scaramantico o religioso. L’unica cittadina a conservare due interi quartieri completamente composti da trulli è Alberobello: i rioni Monti e Aia sono riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio mondiale dell’umanità. Qui troviamo il Trullo Sovrano a due piani, quello siamese che presenta due coni, la Chiesa di Sant’Antonio – anch’essa a forma di trullo – e la Casa Pezzolla, costituita da quindici trulli comunicanti che oggi ospitano il Museo del Territorio.

Attualmente, in occasioni di importanti ricorrenze come ad esempio il Natale, i trulli vengono magicamente illuminati nella notte, donando agli osservatori uno spettacolo ancora più suggestivo. Proprio nel 2021, in occasione del Dantedì (25 marzo) e della celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, il Trullo Sovrano di Alberobello è stato illuminato con le parole del Sommo Poeta per rendere ancora più iconico e memorabile il monumento culturale che è la Commedia.

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