L’Amore vincitore

Intervista a Francesca Cappelletti

 "Ne li occhi porta la mia donna Amore, 
 per che si fa gentil ciò ch’ella mira;
 ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira (...)"

 (Vita Nuova cap. XXI)

Abbiamo avuto l’onore d’intervistare Francesca Cappelletti, direttrice di uno dei musei più importanti al mondo, la Galleria Borghese di Roma. La professoressa Cappelletti ha scelto per noi uno dei versi più famosi della Vita Nova di Dante, che, come il famoso dipinto L’Amore Vincitore del Caravaggio, di cui la Direttrice è una delle massime esperte, vince su tutto e tutti. Un amore gaudente, sornione, assoluto, che nasconde nella sua intensità  l’universale mistero della vita. Dante scrive che ogni om ver lei si gira. Il ver significa verso di lei si gira, ma lo stesso ver potrebbe essere radice di veritas oppure vir: forza. Eraclito scrisse che ogni parola è uno scoppio di dimensione e Dante con la piccola parola vir è capace di mandare in corto circuito e di varcare quel confine che gli permette di rendere la lingua fluida, così come il linguaggio. L’immagine che arriva da ver è un movimento circolare legato allo sguardo e trasmette quell’amore potente che non è sentimento, ma ha dentro di sé il segreto della creazione. Mentre l’occhio umano è solo recettore, l’occhio di Dio è legato alla luce divina della Sapienza: quel Sole verso cui tutti, uomini buoni e non buoni, sono obbligati a girarsi e che richiama quell’Anánkē a cui neanche gli dei possono sottrarsi. Beatrice è portatrice di quell’amore potente e terribile che fa girare le stelle in un equilibrio che è sinonimo di giustizia celeste, pietas e grazia universale. Come ci spiega Cappelletti, la gentilezza è l’elemento che fa la differenza e che ci permette di guardare il mondo con una visione che la sola mente non riesce a vedere e che terrà per sempre legati i cor gentili, alla bellezza immanente di Raffaello.

Abbiamo chiesto alla Direttrice che cosa rappresenta per lei il verso scelto.
La Vita Nova, mi riporta al liceo classico e all'ora d’italiano...Che era diversa dall'ora consacrata al Dante della Commedia. La Vita Nova, a parte l'augurio, che risuona nel titolo mette l'autore in una relazione più stretta con i poeti suoi contemporanei, per me è stato sempre un modo di capire di più Dante, nell'ambito della poesia del suo tempo (sono anche appassionata di Guido Cavalcanti).

La donna e l'amore, un binomio o un unicum perfetto?
Sappiamo tutti che Beatrice come Amore è la guida del poeta alla comprensione di se stesso, del mondo e addirittura della fede; ma secondo me che non sono certo una dantista, la donna reca negli occhi Amore perché è gentile, incline al bene universale, contraria a ogni manifestazione di superbia: è praticando queste virtù che la donna e Amore diventano la stessa cosa.

Beatrice cosa rappresenta per Dante? Perché il suo sguardo affascina tutti?
Portare Amore negli occhi è un'immagine poetica stupenda ed efficace oltre ogni tempo: l'amore che passa dagli occhi viene dalla poesia antica ed esprime perfettamente l'idea della connessione del sentimento amoroso con l'anima e della sua espressione attraverso lo sguardo. Quello che sembra più inafferrabile è destinato ad attrarre tutti ed ogni umano si gira verso Beatrice.

Attualmente dirige uno dei musei più importanti al mondo: la Galleria Borghese di Roma. Qual è il quadro che maggiormente incarna il concetto di Amore così come lo intende Dante?
Come abbiamo visto in questi anni dedicati a Dante è davvero difficile rintracciare, almeno nel Cinquecento e nel Seicento, esempi della fortuna figurativa delle sue opere. Si possono a volte stabilire contatti e risonanze anche di grande suggestione, ma le fonti letterarie dei soggetti amorosi continuano a essere soprattutto le Metamorfosi di Ovidio e, in generale, i miti di Venere; la collezione di Scipione Borghese non faceva eccezione. Ogni volta però che entro nella stanza di Raffaello in Pinacoteca e guardo la sua Dama con l'unicorno, capolavoro dei suoi anni fiorentini, ne ammiro ogni volta la chiarezza luminosa della composizione. Non c'è nessun legame con Dante, si tratta di un ritratto ancora non identificato con sicurezza, di una fanciulla ai primi anni del Cinquecento, ma l'aria che trema di luce intorno a quel volto mi fanno pensare alla Vita Nova.

Stiamo vivendo in un momento storico complesso, cos'è l'amore oggi? Le donne lo stanno realmente vivendo? Viene capito?
Che domanda per una storica dell'arte! Possiamo continuare a parlare di Raffaello?

Potrebbe descrivere la nuova Beatrice di oggi? Come sogna la donna del domani?
La mia donna del domani non è molto lontana da quella della poesia, per l'impatto che provoca intorno a lei. Soprattutto nel calpestare la superbia e l'ira e nel ricondurre i rapporti alla gentilezza. Sappiamo che la gentilezza teorizzata da Dante è molto di più che sorridere, salutare e portare le buste della spesa a una persona anziana. Però sono gesti che vengono dall'interiorità degli esseri umani, dalla disposizione verso gli altri, per me la gentilezza di Beatrice è il futuro, di donne e uomini.

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Biografia
Francesca Cappelletti, professore ordinario di Storia dell’arte dei Paesi europei all’Università di Ferrara, è direttrice della Galleria Borghese dal novembre 2020.
Si dedica da anni allo studio del collezionismo italiano dal Rinascimento all’Ottocento. Ha pubblicato un volume sulla collezione Mattei (in collaborazione. con L. Testa, 1994) e vari articoli sulle vicende della sua dispersione, che hanno contribuito al ritrovamento del dipinto di Caravaggio La cattura di Cristo, attualmente a Dublino. Ha in seguito scritto due monografie su Caravaggio (Electa 2009; Treccani 2016) e partecipato a convegni internazionali sulla cultura del Barocco.
Dal 2007 è direttrice scientifica della Fondazione Ermitage Italia.
Dal 2009 ha collaborato con il GRI di Los Angeles (Getty Research Institute) a due progetti sulla storia del collezionismo italiano, uno concluso nel 2014 con la pubblicazione del volume Display of art in Roman Baroque Palaces, a cura di Gail Feigenbaum, l’altro con la pubblicazione sul web del progetto di Digital Humanities Pietro Mellini’s Inventory in verses.
Ha partecipato alla organizzazione e ai cataloghi di mostre in Italia e all’Estero, fra i quali The Genius of Rome, Londra, Royal Academy, 2001; Nature et Idéal. Le paysage à Rome 1600-1650, Parigi, Grand Palais- Madrid, Prado, 2011; Bassifondi del Barocco, Roma, Accademia di Francia-Parigi, Petit Palais, 2014-2015; Caravage. Amis et ennemis, Parigi, Musée Jacquemart André, 2018; Georges de la Tour. L’Europa della luce, Milano, Palazzo Reale 2020.

Giuliana Poli è giornalista, ricercatrice di antropologia culturale, scrittrice di Tradizione, scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte, analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Analisi semantica del linguaggio dell’Arte e della parola.

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immagine in alto da Wikimedia: Amor vincit omnia (dettaglio), di Caravaggio

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