Migrazioni: le parole giuste

Prima del 2019, i fenomeni migratori che negli anni hanno riguardato l’Italia come terra di arrivo sono stati descritti da gran parte della stampa in toni ampiamente allarmistici: un’emergenza permanente, una crisi senza fine. Molti media hanno dipinto il bel Paese sull’orlo di un’invasione senza precedenti, operata da parte di “decine di migliaia” di occupanti abusivi. Alla luce dei fatti accaduti negli ultimi due anni, si può forse – invece – parlare di costruzione della paura, una strategia perpetrata da campagne elettorali basate su notizie fuorvianti, atte a costruire mostri che, nella realtà, non esistono. Proprio per garantire una corretta informazione sui temi dell’immigrazione, nel 2011 è nata l’Associazione Carta di Roma, il cui ruolo è promuovere il confronto su queste tematiche tra media, società civile e mondo accademico. Nonostante tutte le difficoltà del caso, ci si è dunque impegnati da tempo nel far sì che, sul tema dell’immigrazione, venissero pubblicate notizie affidabili, usando le parole giuste

 

Indovinate come è stato intitolato l’ultimo Rapporto dell’Associazione Carta di Roma, risalente al 2021? Notizie ai margini. Si tratta di parole emblematiche, che rispecchiano quanto l’avvento dello “straniero invisibile”, il Covid-19, abbia catalizzato l’attenzione pubblica, tralasciando da una parte la guerra all’invasore (e questa è una “buona notizia”, come la definisce Ilvo Diamanti, docente dell’Università di Urbino e direttore scientifico di Demos&Pi), e dall’altra però i fatti seri e terribilmente reali, che raccontano di annegamenti durante traversate inimmaginabili, vite nel fango, inalazione di gas tossici… Sembra che gli immigrati non facciano più notizia. A questo proposito, una ricerca esposta nel Rapporto sopra citato evidenzia come nel 2021, rispetto agli anni passati, tutti i telegiornali in prima serata abbiano registrato un calo del 24% per quanto riguarda le notizie sul tema delle migrazioni.

Lo stesso Rapporto ha vagliato le parole significative a proposito delle migrazioni usate dalla stampa italiana nell’ultimo anno, con qualche esito incoraggiante. Emerge, infatti, un positivo calo delle parole connesse alla sfera della criminalità, a favore di termini quali migrante, rifugiato, confine, muro, Unione Europea, accoglienza. Inoltre, agli appellativi maggiormente utilizzati nei confronti dei migranti (migrante, immigrato, profugo, rifugiato) si aggiunge, finalmente, la parola persona e diminuisce la lista di testate che si servono dei termini come clandestino o straniero. Inoltre, al termine rifugiato si accostano con frequenza parole quali accogliere, ospitare, campo, corridoio, diritto, protezione. Staremo mica finalmente facendo qualche passo nella direzione dell’inclusione e dell’accoglienza?

Poco spazio è, invece, ancora dedicato dall’informazione riguardo alle ragioni del viaggio o alla narrazione della partenza. Ad esempio, solo nello 0,1% dei titoli di giornale si parla di migranti climatici; ci abituiamo, così, a vedere queste persone solo come numeri in arrivo, come una massa indistinta che porta problemi. È arrivato il momento di pesare le parole ed esaminare come le storie ci vengono raccontate: mai come in questo caso il modo di raccontare ciò che accade attorno a noi, ogni singola parola che usiamo, influenza l’opinione pubblica, le scelte politiche e la vita delle persone!

 

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