#ParoleVerdi - Un pianeta con l’acqua alla gola

Questo articolo fa parte della campagna "#ParoleVerdi" della Società Dante Alighieri che, nel corso del 2022, indicherà i contenuti di comunicazione riservati ai temi ambientali, sotto diversi profili e soprattutto quello linguistico. Nella rubrica "Gioca" e in tutto il blog saranno aggiornati anche formati di gioco che invitano a mettersi alla prova con le parole e i modi di dire legati all'ambiente in lingua italiana. Segui le #ParoleVerdi. 


Ad oggi, secondo il Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite, ancora 663 milioni di persone non hanno accesso a fonti di acqua potabile e quasi due miliardi la attingono da bacini contaminati e non sicuri. Inoltre, due miliardi e mezzo di persone non hanno accesso a servizi igienici di base come WC o latrine. Questi sono solo alcuni dei motivi che hanno spinto l’ONU ad inserire “l’obiettivo acqua” al sesto posto tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030: garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie. Tra i traguardi che come collettività ci proponiamo di raggiungere entro il 2030, ci sono sicuramente l’accesso universale, equo, sicuro ed economico alle risorse idriche del Pianeta; la protezione degli ecosistemi legati all’acqua e la cooperazione internazionale per la gestione dell’efficienza idrica e degli impianti igienici.

Nell’ottica della sostenibilità idrica, una parola che probabilmente ci aiuterà a parlare dei progressi che, speriamo, avverranno entro il prossimo decennio è depuratore. Dal punto di vista etimologico, ci troviamo di fronte ad un vocabolo di origine latina, composto da un prefisso di privazione de- “senza” e (probabilmente) dal sostantivo pus, puris “pus, marcio”, quindi un depuratore è “uno strumento che elimina gli scarti”. I depuratori sono infatti dei “macchinari destinati all’eliminazione delle sostanze nocive da liquidi o gas, come l’acqua o l’aria”; nel caso dei depuratori d’acqua, essi eliminano o riducono la presenza di sostanze disciolte o sospese nell'acqua (ad es. il numero di batteri nell'acqua potabile). Grazie questi strumenti possiamo filtrare le acque contaminate da sostanze organiche e inorganiche, chiamate anche acque reflue (dal lat. reflùere “rifluire”), dannose sia per la salute sia per l’ambiente, basti pensare alle schiume, agli olii, agli scarti agricoli e industriali, ecc.

Un’altra grande sfida è l’estensione dei servizi igienici di base che, in occidente, siamo abituati a dare per scontati ma il cui accesso, purtroppo, è limitato solo ad una parte ristretta della popolazione mondiale. Per restare in tema linguistico, non parliamo di lussuose sale da bagno, ma della carenza di semplici latrine (contrazione della parola lavatrina, derivato del verbo lavare), bagni chimici (il cui nome deriva dall’assenza del sistema fognario, sostituito da agenti chimici che sciolgono gli scarti) o WC (abbreviazione dell’inglese water-closet letteralmente “acqua-stanzino”). Per descrivere questi ambienti, in italiano usiamo anche altri sinonimi, come gabinetto, servizi (igienici), o toilette (dal francese). Il gabinetto, adattato dal francese cabinet, indica una “piccola stanza privata”, ma anche uno “studio riservato” e, per metonimia, “le riunioni degli organi di governo”; mentre la toilette (in inglese toilet), prima di indicare la “stanza adibita ai servizi igienici” veniva usata per descrivere una piccola toile “tela”, che guarniva i mobili da bagno (l’italiana toletta): è poi passata a rappresentare l’intero ambiente destinato alla cura della persona.

L’acqua è talmente essenziale per l’uomo da essere presente anche in numerosi modi di dire, acquisendo talvolta il valore di un elemento naturale che rappresenta le situazioni della vita, ad esempio navigare in cattive acque vuol dire “essere in pericolo o in difficoltà economiche"; calmare le acque indica l’“aspettare che una situazione problematica o di tensione si risolva” e confondere le acque rappresenta il “creare un clima di confusione per nascondere una determinata situazione”. Insomma, speriamo davvero di raggiungere presto i traguardi prefissati per un’equità nello sfruttamento delle risorse del pianeta, senza ritrovarci con l’acqua alla gola!

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